Dizionario Moriconese - Italiano. Usi e Costumi

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NUI PARLEMO CUCI’

CARLA  E  PIERLUIGI  CAMILLI PRESENTANO

Carla Camilli
 nata a Moricone nel 1942, è sempre rimasta legata al ‘natio borgo selvaggio’ di un amore appassionato, anche se, per motivi di studio prima e di lavoro poi, ha vissuto a lungo a Roma. Laureatasi in  Storia del teatro latino del 500, ha allestito diversi spettacoli in piazza Sforza Cesarini, a Moricone, quali: Natale ’70, (rielaborato e replicato per almeno tre volte), Cristo è Risorto!’,(riadattamento del Mistero di S. D’AmicoProcesso a Gesù, di D. Fabbri. Ha pubblicato con la LDC gli audiovisivi E poi lo croci fissero e W la vita, rea lizzati in collaborazione con la Facoltà di Scienze della comunicazione del l’Università Salesiana di Roma. Ha sceneggiato per la scuola, con la supervisione dell’autore, ‘El loco’ di A. MANZI e ‘Il piccolo Principe’. Ha curato per ‘Didattica ‘80’  dell’ed. Fabbri, la didattica della lingua italiana per la Scuola elementare, corredata da schede operative. Nel 1978 ha pubblicato la raccolta di poesie ‘Incontri’. Il presente lavoro è il frutto di una ricerca iniziata quando aveva 11 anni e che ora viene alla luce grazie anche all’impegno del cugino Pierluigi.


 

Pierluigi Camilli 
nato a Moricone nel 1935 ed ivi residente è un autodidatta.
Conseguito il diploma di Scuola Madia Inferiore, non terminò nemmeno il ginnasio per motivi di famiglia e frequentò una  scuola privata, di corsi serali a Roma, con il supporto di dispense del fratello che si era iscritto ad una scuola per corrispondenza di Torino, conseguendo al diploma di Radiotecnico. Ma la sua passione è stata sempre la letteratura e le materie classi- che; con un innato senso ritmico per  la Poesia: la sua prima poe- sia, 1949, gli frutto la sospensione per l’ora di lettere in 1ª media.
Al suo attivo ha oltre 850 poesie, sia in lingua che in dialetto (Romanesco e Moriconese); ha partecipato a pochissimi concorsi (quattro per l’esattezza) e a due ha ottenuto il secondo premio ed uno il terzo. Ma la sua vera passione è la curiosità letteraria e teatrale. Fin da ragazzo ha fatto parte di gruppi teatrali (filodrammatiche) locali, con qualche momento di creatività con la soddisfazione di qualche suo scritto rappresentato. Ha avuto un esperienza di lavoro in Svizzera, dove ha curato, nei momenti di svago, una compagnia teatrale in lingua italiana.
Attualmente, oltre ad  occuparsi del continuo sviluppo del dizionario in forma elettronica, è (ancora per poco) il “cervello” del Gruppo Teatrale “U Mascaró” (fondato nel 2001).
Ha pubblicato “Genesi”, “La Creazzione der Monno” (in romanesco) , ” ‘E radiche del-l’Ommini” e ” U viru Rattu de’e Sabbine” (in moriconese)  con Il Mio Libro e “Er Paradiso Nostrano” (romanesco) con Lulu.

PROVERBI E MODI DI DIRE

https://www.pcamilli.net/scanzia_8.html

VIZI E VIRTÙ

Dai proverbi raccolti intorno a questo tema si evince che l’indifferenza, la vigliaccheria, il menefreghismo sembrano rappresentare una sorta di difesa contro le avversità della vita.
Riguardo all’ingiustizia, poi, il povero ha un atteggiamento di rassegnazione, quasi che facesse parte dell’ordine naturale delle cose. A questa si contrappone la giustizia che, coerentemente, viene considerata morta e sepolta. In fondo, a pensarci bene, non poteva che essere così in un mondo dove il diritto era prerogativa del più forte . La stessa sorte è toccata alla coscienza, anche se rimane ben radicato il senso morale, ispirato all’insegnamento evangelico.

A cusceza stea ‘ncima a ‘ncardu, è passatu u somaru e se l’ha magnatu.
La coscienza stava sopra un cardo, è passato un asino e l’ha mangiato

Bòtte carceratu e trenta pauli
botte, in galera e si paga persino, se si ha a che fare con i prepotenti.

Butta u sassu e busca a mani
Getta il sasso e nasconde la mano

Chi male fa, male spetta: spettatela tu che me l’ha fatta.
Chi fa del male, aspetta il male, dunque aspettatelo tu che me ne hai fatto.

Chi più sporca la fà diventa priore
Chi si comporta nel modo peggiore, riceve il massimo del potere

Fa bene e scordate fa male e penzace.
Fai del bene e dimenticalo; se fai del male pensaci.

L’erba cattiva non more mmai(1
L’erba cattiva non muore mai.

Male non fa’ e paura non ave’.
Non fare del male e non aver paura.

Panza piena non pènza a quella vota
Pancia piena non pensa a quella vuota.

Quello che a te non piace all’ari non fa.
Quello che non piace a te non farlo agli altri.

Tette muru finché n’te vòto u culu.
Tieniti muro finché non ti volto le spalle

Non me fà né callu né friddu
Non mi fa né caldo né freddo

FONETICA

Come accennato, non ci risulta esista una grammatica del dialetto Moriconese; ché da buoni Sabini, nostro malgrado, lasciamo sempre “dittu pe’ dittu!”, come dice il proverbio.
Il proverbio cita : “Dittu pe’ dittu nón ze ‘mpicca gnisciunu!” vale a dire che se te lo dice un’altro  può non essere valido. 
Com’è noto, la fonetica del VDSA (Vocabolario dei Dialetti della Sabina e dell’Aquilano) convenzionalmente è: º per ó molto chiuse;  ¦ prima di una consonante indica la sibilante sorda palatalizzata; ‘z indica la zeta sonora. Qua non rispetteremo le regole fonetiche del dialetto Aquilano-Sabino, poiché con la videoscrittura abbiamo la possibilità di segnare gli accenti così come si dovrebbero porre.

Cominciamo con l’alfabeto:

  • A a = a
  • À à = à  (accentato)
  • Ā ā = a lunga latina, viene sostituito con  â
  • B b = bbi
  • C c = ccì
  • D d = ddì
  • E e = e
  • È è = è  (aperto come èra)
  • É é = é  (chiuso come   céra)
  • Ē ē = e lunga latina,viene sostituito con Ê ê
  • F f = effe
  • G g = ggì
  • H h = acca
  • I i = i 
  • Í ì = ì
  • Ī ī = I i lunga latina,  viene sostituito con Î î
  • L l = elle
  • M m = emme
  • N n = enne
  • O o = o
  • Ò ò = ò  (aperto come cuòre)
  • Ó ó  = ó  (chiuso come cónca)
  • Ō ō = o lunga latina, viene sostituito con Ô
  • P p = pì
  • Q q = ccù
  • R r = erre
  • S s = esse 
  • § =  sch  (esse struciata [sch tedesco] come in scivolo)
  • T t  =  ttì
  • U u = u
  • Ú ú = ù  (come zulù, perù)
  • V v =  vvì
  • Z z= zeta  (sempre sibilante)

§ si può usare quando la esse si trova davanti ad altre consonanti , tipico dei dialetti osco-sabini o umbro-marchigiani e suona come la sch tedesca, come la esse di sciabola, scena o sciupare.

La s quando è preceduta da r suona come una zeta o ts

Spiegazioni sulla pronuncia di alcuni suoni:

Le parole che in italiano terminano con la  o, in moriconese terminano con la u .

  •   vaso   vasu
  •   dito    ditu
  •  quadro  quadru

Ci sono alcune parole che non seguono la regola, in generale tutte le parole di nuovo inserimento come  cronometro, televisione, telefono, microbo, microscopio, atomico ecc.. ma anche  oro, bòsco, scemo, porto ed altre.
Un rapporto strano tra lingua e dialetto, si riscontra nei nomi di località e di persona; non ci sembra che seguano una regola fissa:

  • Roma
  • Milano
  • Firenze
  • Tivuli 
  • Subbiaco
  • Napuli           
  • Montopoli
  • Empoli
  • Muntilibretti
  • Montecelio
  • Santangilu
  • Angilu
  • Franco
  • Aldo
  • Arberto
  • Luigi    che  duventa quasi sempre Giggi
  • Carmelo
  • Fernando
  • Giuvanni
  • Marianu

Umberto diventa ‘Mberto
Antonio diventa ‘Ntonio
Enrico diventa   Rico
Angilu  può diventare ‘Ngilinu
ma, in linea di massima si pronunciano come in italiano.
gli  si pronuncia  di norma  ji 
Bottiglia  buttija
Famiglia  famija
Cosiglio  cunsiju
Figlio   fiju

in e im all’inizio di parola diventano  ‘n, ‘m
inginocchiarsi = ‘nginocchiasse
impiegato‘mpiegatu
mb si trasforma in mm (Piombo = piummu)
ma  quando si vuole parlare civile” diventa mp *
Piombo = Piompo
rinomata la frase di un noto pittore locale : “Ma  nón cunusci  Seba§tiano der Piompo”
nd  si trasforma, quasi sempre,  in  nn
Candelacannela
Mandato = mannatu
Quando = quanno

così vale per il gerundio dei verbi:

essendo andati = essenno iti
avendo avuto = avenno avutu

nt  in finale di parola diventa  nd:

Ottanta = ottanda
Sessantasessanda
Quanta = quanda

Il sabino quando parla “civile”, quasi sempre, trasforma  nd in nt, la d in t e la v davanti a e, i, in f

“sentimi un poco” diventa sendi un po’ “

classica la frase anfeti, muradò, nun lo conoschi er piompo?
(anvedi, muratò, nun lo conoschi er piombo?)

Una curiosità: un mio ex collega di lavoro, di Borgo Collefegato (RI) oggi Borgorosi, discutendo con un altro collega (Paolo Fiaschi) disse: “Caro Fiaschi, te sei spaijato”       “Caro Fiaschi, ti sei sbagliato “. 

Una considerazione a parte va fatta per vócca /bocca .

Se vocca è preceduta da n o m allora diventa  mmócca

Es. no §torce ‘a vócca … e cchiudi ‘ssà vócca  ….   e mìttite ‘mmócca ‘ssù pézz’e pa! Oppure  ssu pezzu de pà.

Il dialetto, infatti era il linguaggio usato dalle genti di campagna e dalle classi più umili, cristallizzato in zone circoscritte di spazio e di tempo e rimasto abbastanza uguale fino a 50/60 anni fa, quando, finito l’isolamento rurale, attraverso una sempre più rapida diffusione dei mezzi di comunicazione, sta scomparendo con la stessa velocità della diffusione di detti mezzi. 

NOTA  PERSONALE di Pierluigi

Non  solo il dialetto sta scomparendo, portroppo, anche la lingua sta subendo  e soffrendo l’ormai prepotente (e per me “ostrogotico“) cambiamento! Quello che più mi rende nemico di ciò, non è tanto  per i trmini tecnici, quanto per OK al posto di BENE; MIDIA al posto di MEDIA; SCANNERIZZARE al posto di ACQUISIRE o SCANDIRE; GIUNIOR per IUNIOR(non Junior); SINIOR per SENIOR;  e per finire,  CURRICULUM che sta diventando invariabile; mentre: UN CURRICULUM   o  DUE o PIÚ   CURRICULA!

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